
Continua il mio reportage insieme a Bullfrog Barbershop attraverso gli Stati Uniti per catturare la vera essenza dell’America.
Dopo aver raccontato il Midwest nel 2024, ora il mio viaggio risale alle origini delle prime colonie europee nel Nuovo Mondo: Massachusetts, New Hampshire, Maine, Vermont, Connecticut, Rhode Island. Fra villaggi di pescatori, università prestigiose, cabin nel bosco e fari sulla scogliera.
Jumanji, Beetlejuice, Shutter Island, Jaws, Stepmom… sono alcune delle pellicole che hanno raccontato l’anima di provincia di questa parte d’America. Quella fatta di piccole comunità, cresciute intorno ai famosi campanili bianchi. Le prime colonie europee, piantate nel cuore di un nuovo continente. Qui, al posto delle grandi catene, resistono ancora i coffee shop di quartiere, dove una merenda può trasformarsi in una riunione di famiglia. Melodrammi esclusi…
Ho camminato per ore tra case coloniali, parchi silenziosi e caffè che sembrano usciti da un film indipendente. Qui tutto sembra più curato, più composto, ma non freddo. È come se ogni cosa avesse trovato il proprio posto. Ma non è così semplice, e non è sempre stato così. Proprio mentre guardo quei ragazzi andare da una lezione all’altra, penso che mi piacerebbe consigliargli una cosa semplice, come un fratello maggiore: non c’è bisogno di definirsi subito, anzi. Il mio psico diceva: “Non siamo una sola cosa. Ci sono tanti piccoli mondi dentro ognuno di noi”.
Forse è anche per questo che mi è venuta voglia di passare dal campus e comprarmi una felpa e un berretto di Yale. Un gesto un po’ adolescenziale, ma anche un modo leggero per prendermi meno sul serio e tornare come uno studente americano in vacanza a Parigi.
Ho scoperto a quarant’anni che il lobster è propriamente l’astice, non l’aragosta, con cui viene spesso confuso. In ogni caso, sono nella sua patria: il Maine. Terra di foreste affacciate sull’oceano, fari solitari e villaggi di pescatori. Ho letto da qualche parte che, nel secolo scorso, ce n’era talmente tanto da essere servito come pasto persino nelle carceri.
Ho trovato un alloggio affacciato direttamente sull’acqua. Qualcuno direbbe che il tempo non è dei migliori. Ma vuoi mettere la sensazione della pioggia che picchietta sulla cerata? Se c’è un suono che mi concilia il sonno, è proprio questo. E stanotte, non servirà nemmeno chiedere ad Alexa di riprodurlo.
Avete presente la famosa frase: “less is more”? Più passano il tempo e gli anni, più mi accorgo che l’accumulo e lo spazio non fanno davvero per me. Parlo di case, auto, vestiti… Alla fine per essere felice mi bastano il mio quaderno, una tazza di tè, un vinile… e la mia macchina fotografica.
Sono cresciuto negli anni ’90 come un bambino privilegiato, con la mia camera e il mio bagno personali. Messe insieme, quelle due stanze avevano probabilmente le stesse dimensioni del mio attuale appartamento a Parigi. Certo, il contesto in cui vivi ti plasma. Ma anche se vivessi negli Stati Uniti, non credo vorrei più spazio nella mia quotidianità. L’unica cosa che mi potrebbe davvero mancare è un cane, come diceva il protagonista di American Beauty, con cui condividere la mia piccola, stupida vita…
Arriva sempre un momento, durante i viaggi on the road, in cui sento il bisogno di rallentare. Fare una sosta. Recuperare le forze, più mentali che fisiche. E quello che mi è successo a Mystic ha qualcosa di profetico. Qual è la probabilità che l’host del mio alloggio condivida due delle mie passioni: il basket e il surf? Che sia un artista, con un mondo incredibile da comunicare? Ma soprattutto… che abbia lavorato come barber a New York City per sei anni?
Ho deciso di prendermi la giornata off e ho chiesto a Josh di mostrarmi alcuni dei suoi lavori, che custodisce gelosamente nel basement. Sono proprio incontri come questo che mi fanno apprezzare ancora di più la vita e il suo destino.
Leggendo una sua biografia-intervista, scopro che Spielberg aveva solo 27 anni quando girò Lo Squalo, proprio qui, in uno di questi villaggi di Cape Cod, a due ore da Boston. È la mia ultima tappa in New England, prima del rientro nella “capitale”, dove piove e fa freddo.
Continuo a immortalare istanti e dettagli. In fondo è questo che mi ha sempre spinto: trovare un linguaggio per dire chi sono, attraverso le immagini.
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